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Permesso a punti. Un passo in avanti verso la reale integrazione degli immigrati

E’ dei giorni scorsi l’approvazione al Consiglio dei Ministri dello ”schema di regolamento” attuativo che introduce il cosiddetto ‘permesso a punti’ per gli immigrati, adottando una serie di accorgimenti che, nella sostanza, ammorbidiscono la versione iniziale del testo. L’impianto della legge e’ rimasto lo stesso, ma sono state apportate una serie di modifiche, non solo per l’intervento avvenuto in fase di pre-Consiglio da parte di Gianni Letta, ma anche per volontà dei ministri Giorgia Meloni (Min. alla Gioventù) e Mara Carfagna (Min. alle Pari Opportunità).

In origine lo schema a punti prevedeva che al suo ingresso in Italia l’immigrato partisse da zero punti, per poi conquistare o perdere crediti attraverso una serie di requisiti e test, come quello sulla lingua. Altre modifiche sono state sollecitate dai ministri Meloni e Carfagna. In particolare, nel regolamento è prevista l’obligatorietà dell’accordo di integrazione nella fascia di età che va dai 16 ai 65 anni. Da questo impegno, però, saranno esentati quei giovani che hanno completato il ciclo della scuola dell’obbligo, dimostrando così di aver già avviato un buon percorso di integrazione.

Il ministro alle Pari opportunità ha successivamente chiesto e ottenuto l’esenzione del permesso a punti per i disabili e per le donne vittime di tratta che collaborino con le autorità.

Sul tema è intervenuta Klodiana Cuka, presidente dell’Associazione per la tutela degli immigrati Integra onslu ed esperta in politiche migratorie.

“Credo che la proposta del permesso a punti dei Ministri Meloni e Carfagna possa rappresentare un buon inizio per cominciare ad affrontare diversamente la questione dell’immigrazione e dell’integrazione in Italia. Ma sono ancor più convinta che un simile inizio possa finalmente far riflettere sulla creazione di un Dipartimento d’Immigrazione con sezioni locali, che possa effettivamente aiutare e sviluppare una vera integrazione per tutti coloro che arrivano nel nostro paese.

Inoltre, auspico che finalmente si possa chiudere il cerchio e approvare anche la legge per il riconoscimento statale della figura del Mediatore interculturale e dare vita, così, anche ad un registro Nazionale riconosciuto dei Mediatori Culturali, unica e vera figura in grado di accompagnare i nuovi arrivati verso un’ integrazione che possa essere  reale, produttiva, ma soprattutto quotidiana”.

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